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Grano saraceno

L’antico “granet”, il grano saraceno, è un cereale rustico originario delle regioni asiatiche tra la Mongolia e la Manciuria, introdotto in Europa nel Medioevo. Per secoli è stato strettamente legato all’economia degli ambienti montani poveri e di fondovalle: facilmente adattabile anche ai climi e ai terreni più difficili, la sua farina costituiva in molte regioni italiane, tra cui il Piemonte, uno degli alimenti di base anche dopo all’introduzione del mais dall’America.

Dopo le prime esperienze-pilota coordinate da Scuola Malva, si stanno oggi strutturando numerose filiere corte che, partendo dai cerealicoltori, offrono prodotti d’eccellenza come, farine di grano saraceno per polenta, gnocchi e prodotti da forno. Le sperimentazioni condotte sull’arco alpino tra la valle Po e al Valle di Susa suggeriscono che il grano saraceno è un’ottima coltura soprattutto per i terreni più poveri, anche per l’agricoltura di montagna.

Per saperne di più
Numerosi sono i segnali che indicano il legame del grano saraceno con le regioni alpine e subalpine: uno dei più antichi e tuttora diffusi “cibi da strada” sono le galette francesi, di base un impasto di farina e acqua cotte su pietre roventi: il loro nome ha la stessa radice di Gallia e Gallico, e una delle più note varianti è proprio la galette de blé noir, a base di farina di grano saraceno; come non citare poi Manzoni che ci narra di come Renzo Tramaglino, entrato in casa di Tonio, lo trovasse intento a dimenare “col matterello ricurvo, una piccola polenta bigia, di gran saraceno”.

A tutt’oggi la farina di grano saraceno è utilizzata per la preparazione di polenta taragna, gnocchi e pizzoccheri, e sta assumendo sempre maggiore importanza nell’industria alimentare dedicata a chi è affetto da celiachia.

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